REMEDIAlife: il progetto che studia l’Acquacoltura e l’utilizzo dei biorisanatori in arriva nelle scuole e nelle spiagge

Quattrocento alunni della provincia di Lecce sono stati coinvolti con attività e giochi di ruolo: il prossimo appuntamento è il 25 maggio con Remedia On The Beach

Il progetto REMEDIAlife (Remediation of Marine Environment and Development of Innovative Aquaculture, coordinato dall’università del Salento,  Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche e Ambientali in collaborazione con l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, l’Istituto per l’Ambiente Marino Costiero del Consiglio Nazionale delle Ricerche – IAMC-CNR e l’impresa MARICOLTURA MAR GRANDE di Taranto) arriva in classe! Oltre 400 studenti sono coinvolti nelle attività di sensibilizzazione ambientale inserite nel progetto: le scuole partecipanti sono il Liceo Classico Giuseppe Palmieri, il Liceo Scientifico Banzi Bazoli, il Liceo Scientifico De Giorgi di Lecce, l’IPSEO Aldo Moro di Santa Cesarea Terme (Le) e l’Istituto Comprensivo Rina Durante di Melendugno e Borgagne (Le).

Le 17 classi coinvolte hanno scoperto cos’è l’acquacoltura e il sistema IMTA (Acquacoltura multi-trofica integrata) che si sta sperimentando nell’impianto di maricoltura Mar Grande di Taranto. Le attività didattiche innovative e interattive, ideate e realizzate da Cinzia Zugolaro, incaricata dell’Università del Salento, hanno permesso di apprendere l’ecosistema marino e la sua composizione, le principali minacce che lo stanno compromettendo e l’importanza della sua tutela. Gli studenti hanno osservato e toccato con le proprie mani alcuni esemplari di biorisanatori (policheti, alghe e spugne) utilizzati nel sistema IMTA, e quelli delle scuole primarie si sono cimentati nell’ideazione e realizzazione dell’ecosistema marino utilizzando elementi naturali e materiale di riciclo.

Le scuole medie hanno sperimentato un gioco di enigmistica, un modo ludico per apprendere e scoprire le parole che ricordano il progetto, con un’attenzione particolare all’acquacoltura sostenibile. Le scuole superiori, invece, hanno partecipato al gioco di ruolo proponendo le loro idee sulle possibili utilizzazioni della biomassa prodotta da un impianto di acquacoltura. Al termine delle attività hanno ideato degli “#hashtag” e degli slogan, piccole frasi che vicino al logo del progetto possono comunicare in maniera efficace e veloce quello che rappresenta.

La prossima tappa, in vista dell’estate, è REMEDIAlife on the beach: tutte le scuole che hanno aderito al percorso didattico, i nuclei familiari e la comunità locale sono invitati a partecipare alla prima edizione che avrà luogo sabato 25 maggio al Babilonia – Torre Sant’Andrea – Melendugno. Un evento itinerante

che permetterà di conoscere il progetto e le attività previste sul territorio e di fare una degustazione comparata di pesce allevato con metodi tradizionali e di pesce allevato con tecniche biologiche in impianti IMTA.

REMEDIAlife: continua il progetto del gruppo che ha scoperto la “barriera corallina di Monopoli”, svolto il primo Focus Meeting sull’importanza del sistema IMTA

A Lecce si è parlato dell’Acquacoltura Multi-trofica integrata, con un acceso dibattito sulla questione delle autorizzazioni demaniali

Proseguono le attività del progetto REMEDIAlife (REmediation of Marine Environment and Development of Innovative Aquaculture), coordinato dall’Università del Salento, che ha come obiettivo quello di migliorare l’ambiente in cui si pratica l’acquacoltura. Il 6 febbraio scorso si è svolto a Lecce, nella sala conferenze del Rettorato, il primo Focus Meeting relativo al progetto, per discutere riguardo l’importanza del sistema IMTA (Acquacoltura Multi-Trofica Integrata), del miglioramento della sostenibilità ambientale e degli organismi biorisanatori.

Ad aprire la giornata è stata la professoressa Adriana Giangrande, coordinatrice del progetto, che l’ha illustrato nella sua interezza e ha spiegato l’importanza dello sviluppo di un’acquacoltura sostenibile in cui l’IMTA potrebbe essere una modalità per raggiungere tale scopo. La professoressa si è soffermata sulle caratteristiche dell’allevamento degli anellidi policheti, poi i partner di Bari e Taranto, dottoresse Caterina Longo e Loredana Stabili, hanno rispettivamente descritto l’allevamento di poriferi e macroalghe. Il tutto avviene nell’impianto MMG, rappresentato dalla dottoressa Graziana Basile.

Un team tutto al femminile che quindi ha esposto una panoramica del progetto, a cui è seguito un acceso dibattito che ha portato alla luce le problematiche della realizzazione di un modello di allevamento IMTA, relative soprattutto alla scelta dell’ubicazione degli impianti e alle concessioni per la realizzazione degli stessi. Il punto cruciale della discussione è stato l’esempio della Norvegia, in cui per far sì che i risultati delle ricerche fossero immessi nel commercio è stato necessario modificare i regolamenti relativi alle concessioni dei luoghi dove poter praticare l’acquacoltura integrata.

Al meeting sono intervenuti, oltre alle docenti già citate, anche la dott.ssa Yael Meroz (Monitor Easme del progetto), che il giorno prima ha visitato l’impianto, il prof. Giuseppe Corriero dell’Università di Bari, il dottor Francesco Bellino della Regione Puglia, la dott.ssa Rita Miglietta, ex assessore Urbanistica del Comune di Lecce, il dottor Mario Imperatrice, settore Mitilicoltura Confcooperative, il dottor Nicola Ungaro di Arpa Puglia, il dottor Francesco De Giorgio, CCIAA Lecce, il dottor Aldo Reho (Reho Mare Sr, Gallipoli) e il dottor Stefano Paladini (Studio Paladini e Associati, Lecce).

Particolarmente acceso è stato il dibattito nelle questioni sollevate dal dottor Bellino, riguardo le autorizzazioni demaniali. Se l’IMTA dovrà ridurre l’impatto dei reflui di un impianto servirà spazio per la collocazione della componente «estrattiva» da sistemare attorno alle gabbie di allevamento del pesce. L’azienda deve avere un approccio che consideri l’intero corpo idrico, non il solo sito di allevamento. Inoltre sempre il dottor Bellino ha sollevato la questione della possibilità di una produzione esente da plastica.

È emerso anche un dibattito relativo alle incongruenze esistenti sulle caratteristiche che le aree devono avere dal punto vista microbiologico poiché diverse per le aree destinate alla mitilicoltura e per quelle destinate all pescicoltura. Ciò porterebbe ad una impossibilità nell’allevamento delle due componenti assieme, cosa che appunto dovrebbe essere realizzata nell’IMTA.

Inoltre sempre il dottor Bellino ha sollevato la questione della possibilità di una produzione esente da plastica. In chiusura di dibattito la professoressa Giangrande ha infatti fatto presente che esistono dei limiti per le colture dei mitili da cui non si può sfuggire, ma quando il mare è «troppo pulito» i mitili crescono poco, e per capire se il sistema IMTA è realizzabile occorre fare un’analisi costi-benefici, e considerare che alcune zone dovranno essere impiegate per la realizzazione dell’IMT, mentre altre dovrebbero rimanere per la sola depurazione dei mitili.

REMEDIAlife, tuttavia, non è l’unico “successo” del gruppo di ricerca, che pochi giorni fa si è fatto conoscere in tutto il mondo per la scoperta della “barriera corallina” al largo di Monopoli (Ba), la prima nel Mediterraneo. La notizia è rimbalzata su tutti i giornali: la “barriera” pugliese (biocostruzioni mesofotiche a sclerattinie) vive a 50 metri di profondità, in penombra, e indubbiamente sta attirando l’attenzione dal punto di vista turistico.

Remedia Life (REmediation of Marine Environment and Development of Innovative Aquaculture), è finanziato dalla Comunità Europea nell’ambito dei progetti programma LIFE E+nvironment della Commissione Europea, con durata di 4,5 anni quadriennale (luglio 2017- dicembre 2021). Vale complessivamente 2,48 milioni di euro, ed è nato nel Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche e Ambientali dell’Università del Salento, in collaborazione con la sede IRSA CNR di Taranto, il Dipartimento di Biologia delll’Università degli Studi Aldo Moro di Bari e l’impresa Maricoltura Mar Grande s.r.l. Il gruppo

Progetto REMEDIAlife: procede l’allevamento degli organismi biorisanatori, si punta anche a sostituire il materiale plastico

Il progetto finanziato dalla Comunità Europea va avanti nonostante il maltempo: tre gruppi hanno lavorato distintamente per completare i long-line

Procede a gonfie vele il progetto REMEDIAlife, coordinato dall’Università del Salento, che sta studiando il modo per migliorare l’ambiente dove si pratica l’acquacoltura rendendola biologica ed ecologica attraverso l’utilizzo di organismi biorisanatori. Il maltempo si è fatto sentire anche nella zona del Mar Grande di Taranto dove si trovano le vasche di allevamento dell’impianto, ma nonostante tutto le attività dei subacquei e dei ricercatori non si sono fermate. Nelle ultime settimane sono stati completati i long-line, predisposti per delimitare una zona precisa contenente 4 gabbie galleggianti. Su questi long line sono state inserite le strutture con gli organismi biorisanatori per il loro allevamento. Tre gruppi hanno lavorato distintamente: quello dell’Università di Bari ha raccolto due specie di spugne, i cui frammenti sono stati sistemati in retine appese alle cime dei long-line, lunghe 6 metri circa, mentre quello del CNR di Taranto ha sistemato in superficie retine contenenti inoculi dell’alga Cladophora, raccolta in zona. Il gruppo dell’Università del Salento, infine, ha raccolto vermi tubicoli filtratori adulti, inseriti in retine e posti a circa 5 e 6 metri. Sono stati infine posti molti collettori per la raccolta del reclutamento. Tra le due specie di vermi policheti una si riproduce da ottobre a novembre, l’altra si riprodurrà tra dicembre e gennaio, e l’attesa cresce. Tutto il progetto REMEDIA è volto a far diventare l’allevamento di questi organismi biorisanatori tanto di routine quanto quello dei mitili.

La prossima operazione, che sarà completata a dicembre, sarà quella di piazzare otto retine di mitili per ogni camera dei long line, che andranno ad accompagnare le otto reti di spugne, vermi policheti, collettori per le larve dei vermi e alghe già presenti. Grande attenzione da parte del progetto REMEDIAlife, infine, sulla possibile sostituzione del materiale plastico nell’allevamento: già ora si predilige l’uso di materiali naturali, cominciando dall’uso di corde al cocco al posto di quelle di nylon,

Va ricordato, infine, che il progetto Remedia Life (REmediation of Marine Environment and Development of Innovative Aquaculture), è finanziato dalla Comunità Europea nell’ambito dei progetti programma LIFE E+nvironment della Commissione Europea, con durata di 4,5 anni quadriennale (luglio 2017- dicembre 2021). Vale complessivamente 2,48 milioni di euro, ed è nato nel Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche e Ambientali dell’Università del Salento, in collaborazione con la sede IRSA CNR di Taranto, il Dipartimento di Biologia delll’Università degli Studi Aldo Moro di Bari e l’impresa Maricoltura Mar Grande s.r.l.

Progetto REMEDIAlife, completata indagine ambientale preliminare nel Mar Grande di Taranto: «Risultati migliori del previsto» Il progetto REMEDIAlife finanziato dalla Comunità Europea, ha come obiettivo il miglioramento dell’ambiente dove si pratica l’acquacoltura, utilizzando organismi biorisanatori Continua il progetto Remedia Life (REmediation of Marine Environment and Development of Innovative Aquaculture) coordinato dall’Università del Salento e che […]

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