Sta per partire ufficialmente il terzo e ultimo ciclo di produzione del progetto REMEDIAlife (REmediation of Marine Environment and Development of Innovative Aquaculture), coordinato dal Disteba (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche e Ambientali) dell’Università del Salento, che ha come obiettivo il miglioramento dell’ambiente in cui si pratica l’acquacoltura. Il prossimo dicembre si concluderà il secondo ciclo produttivo e andrà valutata la variabilità di produzione delle biomasse degli organismi (alghe e invertebrati: anellidi, policheti e spugne).

 

Lo scorso dicembre, in occasione della messa in loco dei nuovi collettori, erano stati tirati a secco quelli dell’anno precedente, per la valutazione della produzione del primo ciclo. Ma una parte, circa la metà, era stata lasciata in loco per capire se fosse più remunerativo mantenere alcuni organismi per più di un anno. Partendo da questi presupposti, sono state fatte alcune valutazioni sulle metodologie da applicare che possano far ottenere migliori risultati:

– per quanto riguarda le macroalghe, sono state utilizzate due specie, con un ciclo che dura al massimo 6 mesi, e che consente due raccolte all’anno: ottobre-marzo e aprile-settembre;

– per quanto riguarda i policheti, la raccolta dopo un anno e mezzo offre migliori risultati, con una biomassa addirittura raddoppiata. Il ciclo dei policheti necessita quindi di 21 mesi, e andrebbe da ottobre al luglio dell’anno successivo. Risultati simili si sono ottenuti per le spugne, le cui tempistiche  potrebbero essere parallele a quelle dei policheti.

 

Purtroppo, a causa dell’emergenza sanitaria non è stato possibile lavorare nelle migliori condizioni; tuttavia i collettori sono stati messi in loco. Le biomasse del secondo ciclo di produzione per gli invertebrati saranno valutate l’estate prossima (luglio 2021), mentre la produzione del terzo ciclo, quello che attualmente il team sta mettendo in mare, sarà effettuata nel luglio 2022. Già la prossima estate, quindi, la squadra che lavora al progetto, e che si è fatta conoscere in tutto il mondo per la scoperta della “barriera corallina” al largo di Monopoli (Ba), la prima nel Mediterraneo, sarà in grado di ottenere delle linee guida per chiunque voglia replicare l’esperienza.

 

Ricordiamo che il progetto è finanziato dalla Comunità Europea nell’ambito dei progetti programma LIFE Environment della Commissione Europea, con durata di 4,5 anni quadriennale (luglio 2017- dicembre 2021). Vale complessivamente 2,48 milioni di euro, ed è nato nel Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche e Ambientali dell’Università del Salento, in collaborazione con la sede IRSA CNR di Taranto, il Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi Aldo Moro di Bari e l’impresa Maricoltura Mar Grande s.r.l. Tutte le informazioni sull’iniziativa sono disponibili sul sito www.remedialife.eu e sui social (Facebook: https://www.facebook.com/remedialife/ e Twitter @LifeRemedia).