Continuano le attività del team del progetto REMEDIAlife (REmediation of Marine Environment and Development of Innovative Aquaculture), coordinato dal Disteba (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche e Ambientali) dell’Università del Salento, che ha come obiettivo quello di migliorare l’ambiente in cui si pratica l’acquacoltura. Il gruppo di ricerca, che si è fatto conoscere in tutto il mondo per la scoperta della “barriera corallina” al largo di Monopoli (Ba), la prima nel Mediterraneo, è stato contattato da NOFIMA, Istituto norvegese per la ricerca alimentare, della pesca e dell’acquacoltura, che sta lavorando a un progetto analogo, “AQUABIOPRO-FIT”, che svilupperà proteine e bioattivi di alta qualità provenienti dall’acquacoltura, dalla pesca e dai sottoprodotti di ambedue i settori, e con cui potrebbe nascere una stretta collaborazione.

NOFIMA è una delle più grandi realtà di istituti di ricerca applicata a livello industriale in Europa, che svolge attività per l’industria alimentare, della pesca e dell’acquacoltura, con particolare attenzione alla lavorazione e allo sviluppo delle materie prime, alla qualità degli alimenti e dei mangimi animali, alla salute umana. Le ricerche dell’istituto norvegese sono concentrate sulla valorizzazione delle biomasse, in particolare provenienti da sottoprodotti a basso valore dell’industria alimentare, dei mangimi marini e biomasse marine inutilizzate ad alto valore potenziale, e dai sottoprodotti della pesca e biomasse prodotte con i sistemi IMTA. Proprio quest’ultimo è uno degli obiettivi del progetto Italiano REMEDIAlife, e per l’implementazione dei processi deve esserci una stretta collaborazione tra ricerca, enti regolatori e industria, che include la comprensione del mercato attuale e la previsione degli sviluppi dei mercati attraverso un ampio set di strumenti per il marketing e la ricerca dei consumatori. Combinando questa indagine con la ricerca di bioprocessing e scale-up, è possibile sviluppare un prodotto forte con un vero potenziale commerciale.

AQUABIOPRO-FIT si occupa infatti anche degli aspetti legislativi e dei regolamenti associati all’utilizzo di biomasse di sottoprodotti marini come materia prima per ingredienti alimentari, nuovi alimenti, e degli standard che devono essere rispettati. Il progetto studia la fattibilità economica delle tecnologie sviluppate mediante la valutazione dei costi del ciclo di vita (LCC) determinando i punti critici per l’ottimizzazione. Analizza gli impatti e i benefici ambientali mediante la valutazione del ciclo di vita (LCA). E implementando la valutazione del ciclo di vita sociale (S-LCA) dei processi innovativi, si concentra sulla loro interazione con la società nell’influenzare l’organizzazione sociale, l’occupazione e la percezione pubblica. Tutti aspetti che riguardano anche REMEDIAlife, che ha la sua “casa” nell’impianto Maricolturamargrande di Taranto.

Ad un anno dall’inizio del progetto REMEDIAlife, i ricercatori sono ora in grado di fare previsioni più accurate sulla quantità di biomassa che si può produrre, ma bisogna anche cominciare a pensare al possibile trattamento di tali biomasse per la realizzazione di mangimi, fertilizzanti e altro, con la previsione di sviluppare inizialmente una start-up che si occupi della lavorazione e dell’inclusione nel mercato, dal momento che l’Italia su questo fronte è ancora arretrata. Sarà sicuramente questo uno dei temi principali del prossimo Focus Meeting che il team di REMEDIAlife sta organizzando per il prossimo febbraio 2020, con l’auspicio di riuscire a ospitare qualche rappresentante del progetto norvegese.