REMEDIAlife: continua il progetto del gruppo che ha scoperto la “barriera corallina di Monopoli”, svolto il primo Focus Meeting sull’importanza del sistema IMTA

A Lecce si è parlato dell’Acquacoltura Multi-trofica integrata, con un acceso dibattito sulla questione delle autorizzazioni demaniali

Proseguono le attività del progetto REMEDIAlife (REmediation of Marine Environment and Development of Innovative Aquaculture), coordinato dall’Università del Salento, che ha come obiettivo quello di migliorare l’ambiente in cui si pratica l’acquacoltura. Il 6 febbraio scorso si è svolto a Lecce, nella sala conferenze del Rettorato, il primo Focus Meeting relativo al progetto, per discutere riguardo l’importanza del sistema IMTA (Acquacoltura Multi-Trofica Integrata), del miglioramento della sostenibilità ambientale e degli organismi biorisanatori.

Ad aprire la giornata è stata la professoressa Adriana Giangrande, coordinatrice del progetto, che l’ha illustrato nella sua interezza e ha spiegato l’importanza dello sviluppo di un’acquacoltura sostenibile in cui l’IMTA potrebbe essere una modalità per raggiungere tale scopo. La professoressa si è soffermata sulle caratteristiche dell’allevamento degli anellidi policheti, poi i partner di Bari e Taranto, dottoresse Caterina Longo e Loredana Stabili, hanno rispettivamente descritto l’allevamento di poriferi e macroalghe. Il tutto avviene nell’impianto MMG, rappresentato dalla dottoressa Graziana Basile.

Un team tutto al femminile che quindi ha esposto una panoramica del progetto, a cui è seguito un acceso dibattito che ha portato alla luce le problematiche della realizzazione di un modello di allevamento IMTA, relative soprattutto alla scelta dell’ubicazione degli impianti e alle concessioni per la realizzazione degli stessi. Il punto cruciale della discussione è stato l’esempio della Norvegia, in cui per far sì che i risultati delle ricerche fossero immessi nel commercio è stato necessario modificare i regolamenti relativi alle concessioni dei luoghi dove poter praticare l’acquacoltura integrata.

Al meeting sono intervenuti, oltre alle docenti già citate, anche la dott.ssa Yael Meroz (Monitor Easme del progetto), che il giorno prima ha visitato l’impianto, il prof. Giuseppe Corriero dell’Università di Bari, il dottor Francesco Bellino della Regione Puglia, la dott.ssa Rita Miglietta, ex assessore Urbanistica del Comune di Lecce, il dottor Mario Imperatrice, settore Mitilicoltura Confcooperative, il dottor Nicola Ungaro di Arpa Puglia, il dottor Francesco De Giorgio, CCIAA Lecce, il dottor Aldo Reho (Reho Mare Sr, Gallipoli) e il dottor Stefano Paladini (Studio Paladini e Associati, Lecce).

Particolarmente acceso è stato il dibattito nelle questioni sollevate dal dottor Bellino, riguardo le autorizzazioni demaniali. Se l’IMTA dovrà ridurre l’impatto dei reflui di un impianto servirà spazio per la collocazione della componente «estrattiva» da sistemare attorno alle gabbie di allevamento del pesce. L’azienda deve avere un approccio che consideri l’intero corpo idrico, non il solo sito di allevamento. Inoltre sempre il dottor Bellino ha sollevato la questione della possibilità di una produzione esente da plastica.

È emerso anche un dibattito relativo alle incongruenze esistenti sulle caratteristiche che le aree devono avere dal punto vista microbiologico poiché diverse per le aree destinate alla mitilicoltura e per quelle destinate all pescicoltura. Ciò porterebbe ad una impossibilità nell’allevamento delle due componenti assieme, cosa che appunto dovrebbe essere realizzata nell’IMTA.

Inoltre sempre il dottor Bellino ha sollevato la questione della possibilità di una produzione esente da plastica. In chiusura di dibattito la professoressa Giangrande ha infatti fatto presente che esistono dei limiti per le colture dei mitili da cui non si può sfuggire, ma quando il mare è «troppo pulito» i mitili crescono poco, e per capire se il sistema IMTA è realizzabile occorre fare un’analisi costi-benefici, e considerare che alcune zone dovranno essere impiegate per la realizzazione dell’IMT, mentre altre dovrebbero rimanere per la sola depurazione dei mitili.

REMEDIAlife, tuttavia, non è l’unico “successo” del gruppo di ricerca, che pochi giorni fa si è fatto conoscere in tutto il mondo per la scoperta della “barriera corallina” al largo di Monopoli (Ba), la prima nel Mediterraneo. La notizia è rimbalzata su tutti i giornali: la “barriera” pugliese (biocostruzioni mesofotiche a sclerattinie) vive a 50 metri di profondità, in penombra, e indubbiamente sta attirando l’attenzione dal punto di vista turistico.

Remedia Life (REmediation of Marine Environment and Development of Innovative Aquaculture), è finanziato dalla Comunità Europea nell’ambito dei progetti programma LIFE E+nvironment della Commissione Europea, con durata di 4,5 anni quadriennale (luglio 2017- dicembre 2021). Vale complessivamente 2,48 milioni di euro, ed è nato nel Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche e Ambientali dell’Università del Salento, in collaborazione con la sede IRSA CNR di Taranto, il Dipartimento di Biologia delll’Università degli Studi Aldo Moro di Bari e l’impresa Maricoltura Mar Grande s.r.l. Il gruppo